Del come iniziai a narrare

La poesia: intendendo quella in rima, era cosa di tutti i giorni in casa mia.

A mia madre piaceva recitare poesie ed era fiera di averne declamate tante d’occasione quando era piccina durante pranzi e feste per matrimoni et similia.

Ne conosceva moltissime a memoria.

Mio nonno Sandrìn, contadino autodidatta poi segretario di una minuscola banca provinciale, era un formidabile rimatore ed perciò era convocato sovente per comporre inni, carmi, odi, sonetti per spose e medici condotti, pranzi di leva, cavalierati, ed inaugurazioni di oratori ed asili. Così era mio zio Romano, in chiave minore, più portato per rime scherzose, piene di lazzi.

Mio padre orecchiava, apprezzava ma non componeva.

Io, nell’adolescenza travolto da vari amori non corrisposti, insoddisfatti, naturalmente non trovai di meglio che s/consolarmi con la “poesia”, ma, siccome mi ero già un poco indottrinato sulla poesia moderna, cioè avevo letto oltre ai classici Carducci, Pascoli, D’annunzio, anche Montale, Ungaretti, Rebora, Sbarbaro, Govoni etc, tentai di esprimermi, comporre poeticamente senza le rime.

I risultati non credo siano stati un gran che.

Poi verso i venti anni incontrai alla Facoltà di Architettura, alcuni compagni (che poi divennero miei amici inseparabili), molto più colti di me, di cui ammirai la conoscenza e la passione letteraria.

Io ero piuttosto ignorantello in letteratura e narrativa. Pur avendo frequentato un liceo classico i miei risultati in lingua italiana furono spesso pessimi, prendevo in genere degli infamanti 4 di tema, se non peggio, ma rimediavo con l’orale.

Io avevo, a quell’epoca, letto assai poco di narrativa.

In casa mia praticamente non esisteva né un biblioteca né un romanzo. I miei erano gente semplice.

Verso i 16 anni, mi ero letto durante le vacanze tutta la serie dei tre tomi dei “Tre moschettieri” in dispense, e mi ero molto divertito, anzi emozionato. Mi ricordo di aver letto con passione “Kon Tiki” di Thor Eyerdhal. Poche altre cose. Avevo sfogliato dei libretti di storia sacra di mia nonna.

Ma alcuni libri vecchi e sbrindellati mi avevano stregato: nella casa dei miei nonni in campagna c’era un gruppo di volumi che mio padre durante il suo servizio militare aveva salvato da un rogo fatto da soldati infreddoliti in una villa requisita. Questi libri il mio papà li aveva portati a suo padre, per affetto, sapendo che gli piacevano i “libri”: oggetti assai poco comuni nelle case di campagna. E li conservo gelosamente ancora tutti io.

Tra quei libri, due, di piccolo formato, contenevano parte del Decamerone e tutte le novelle di Franco Sacchetti. Mi ingegnai a decifrare quell’arcaica lingua con l’aiuto di un vetusto e scompaginato dizionario Petrocchi.

E cominciai a capire, ed a divertirmi, e a leggere e rileggere per sollazzarmi ancora e stupire di quel mondo che sui libri di storia mi pareva arido.

Scoprii usi, costumi, detti, ed i colori delle parole, il ritmo del narrare di questi maestri.

Come prima dicevo, i miei amici appassionati di letteratura mi incitarono a leggere qualche capolavoro classico e contemporaneo invece di dilettarmi con romanzi di fantascienza. E ci presi gusto tanto da passare le notti a divorare narratori russi, americani, francesi, inglesi, andavo migrando come disordinato vagabondo da Tolstoj a T.S.Eliot, da Camus a Daniel Defoe, da Sartre a Palazzeschi.

Fino ad arrivare a Pavese.

E lì fui preso da un passione indomabile, profonda per la sua scrittura, il suo stile, il ritmo, i suoi tempi che evocavano paesaggi, figure del mio Monferrato, e assonanze con le mie malinconie giovanili. Leggevo anche altri italiani, da Pratolini a Calvino a Primo Levi, Vittorini a tutti i nuovi che comparivano sulla scena della narrativa italiana, fino ad arrivare al Gruppo’ ’63, ma Pavese mi bruciava dentro.

Poi successe un fatto singolare: lessi “La noia” di Moravia, che aveva successo e da poco era uscito. Mi annoiai, ma non solo, mi irritai profondamente: trovai la vicenda banale e pretestuosa e lo stile molle, basso, riduttivo. Eppure il libro pareva avere molta fortuna. Avevo già letto con un certo piacere i “Racconti romani” del medesimo autore, ma ora mi trovavo quasi disgustato.

Una voce interiore, forse presuntuosa, mi disse: Se un romanzo così brutto può avere tanta fortuna, puoi metterti a scrivere, a narrare anche tu.

E lo feci.

E presi a scrivere fitto fitto a matita, poi con la fida Rapidograf, un racconto, poi un altro, e rubavo il tempo ai miei studi ad Architettura che andavano piuttosto male. Come ho detto prima, ero innamorato di Pavese, e inconsapevolmente usai atmosfere e stile affini a quelli del mio dio, poi corressi, e copiai il tutto con una vecchia macchina da scrivere. Decisi di inviare i miei testi ad uno scrittore che ammiravo, preso la casa editrice Einaudi, che per me era l’unica, vera, sacrosanta casa editrice.

Presi il coraggio a due mani ed osai, mi tremavano le mani quando andai ad imbucare il plico: inviai per posta il frutto del mio lavoro a Italo Calvino, che stimavo moltissimo, ed allora lavorava a Torino presso la Einaudi. Nella lettera di accompagnamento scrissi, ingenuamente, anche alcune considerazioni personali sui miei malandati studi.

Dopo quindici giorni ricevetti un risposta che forse copierò qui.

Sostanzialmente l’ottimo Calvino mi diceva che il bello dei racconti era che ero riuscito a mantenere uno stile dal capo alla coda dei testi, ma che quello stile e non era “mio”, ma quello di Pavese e di altri che l’avevano imitato, e che era fondamentale per me leggere molto e, se ritenevo che per me fosse davvero importante il narrare, di essere costate e perseverare per trovare una mia voce.

Non ci rimasi molto bene. No.

Però Calvino aveva più che ragione, ed io avevo avuto la fortuna di essere letto da lui e di aver ricevuto una risposta dettagliata: io piccolo studentello ignorante di ventidue anni.

Annunci

One thought on “Del come iniziai a narrare

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...