fluire, flussi polimaterici

Intorno al 1988 feci un sogno.
Sentivo un voce che parlava, non vedevo nulla.
Mi diceva: fai sculture fai sculture sculture.
Presi sul serio la voce, ma mi trovai in difficoltà, benché parecchi anni prima avessi fatto alcune opere astratte con la creta.
Era da tempo che continuavo a dipingere composizioni astratte sul tema del “fluire” e mi sentivo un poco ripetitivo, nonostante i risultati spesso fossero soddisfacenti, buoni. Non ero in contratto con alcun mercante, (nel bene e nel male), di quelli che una volta trovato, o deciso, un tema che caratterizza l’opera dell’artista impongono al medesimo di continuare all’infinito il clichè, perché i clienti così lo riconoscono e lo vogliono.
Dopo aver pensato, progettato e disegnato, feci la scelta di eseguire dei lavori, sempre ispirati al mio tema preferito con materie d’accatto, avanzi di laboratorio poco nobili, ovvero con pezzi di cornici, stracci, frammenti vari.
L’uso di questi materiali d’avanzo non è, e non era, certo nuovo nell’Arte cotemporanea per creare sculture polimateriche, in stile del tutto informale, tuttavia io intendevo fare oggetti tematici alludenti a questo flusso di energia a cui cercavo di dare corpo con questa striscia leggermente ondulata, che saliva da sinistra verso destra, ispirandomi alla psicologia della percezione in più, per motivi ideologici personali, volevo usare oggetti residuati per ridare senso, anche estetico, al ricliclo, al riuso, al non spreco.
Un mio amico fabbricante di cornici me ne regalò parecchie grezze o fallate in legno, frammenti di esse, alcune ellittiche, e pensai di creare una sorta di confine del mondo reale rappresentato dalla cornice e, su di esso, il mio flusso di energia che oltre/passa, attraversa il confine di tempo e spazio, e nello stesso tempo ne fa parte.
Mi piace molto la figura dell’ellisse, (molto usata nell’epoca barocca, tempo di curve), per il suo dinamismo teso, compresso, come fosse un cerchio in continuo movimento.
Agli inizi di questo lavorio mi limitai a usare le cornici, dipingerle, e poi farle attraversare da un flusso di materia composto da stracci impastati con gesso e colla vinilica, che dopo l’asciugatura dipingevo con colori acrilici.
L’esecuzione di questi lavori mi richiedeva molto tempo e varie soste per attendere l’asciugatura di colle e misture, nonché la costruzione di leggere armature per sostenere i materiali in via di posizionamento.
Ho fatto molti di questi “fluire” dapprima semplici, poi più complessi con materiali eterogenei, a volte con oggetti significativi per me, legati alla mia vita affettiva: monete, scatolette, cucchiai in legno, chiavi, cose appartenute ai mei genitori ormai defunti, passati e contenuti, anch’essi, in questo flusso di materia energia.
Ho variato anche l’inclinazione del flusso, ho inserito sullo sfondo frammenti di fotocopie, ho tappezzato anche i supporti con carte varie, frammenti di giornali; ho composto anche il movimento inclinato con pezzi di legno, metallo, cordami.
Alcuni osservatori hanno intuito, capito qualcosa, hanno percepito il moto di questi stracci, oggetti vari, l’allusione al flusso materiale, una mia vaga interpetazione allo slancio vitale e al flusso di coscienza di Bergson, altri sono rimasti perplessi, specialmente per l’uso di materiali poco nobili, di rimasugli che, in qualche modo, io ho cercato di far rivivere, anche nobilitare.
Di tutto questo lavoro sono stato molto soddisfatto, e questa esperienza non la ritengo affatto conclusa.comp.polimater.3comp.polimater.2

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4 thoughts on “fluire, flussi polimaterici

      • meno male! 🙂 lo sai? Quegli stracci, mi ricordano un po’ i pupazzi di carta pesta che ho visto a Lecce qualche tempo fa… e anche i drappi e le sculture gotiche un po’, con tutti quegli spigoli, le linee nette ed i solchi profondi. Mi piace quell’effetto lì, oltre all’idea stessa del riciclo e del modo in cui l’hai sviluppata. L’ellissi sta molto “simpatica” anche a me, più del cerchio, forse…anche se non mi sono mai spiegata di preciso perché.

  1. In effetti questo mio è anche un pupazzare, cioè creare fantasmi volanti che sono intricati come la nostra natura, un oggetto poco spiegabile di cui siamo parte; e nel riciclo dei rimasugli c’è una, dico così, poetica dell’avanzo, del coso dimenticato che tuttavia, essendo composto di atomi e molecole, ci è tanto vicino. Ci sono anche foglie, in questi fluire, e pure un osso di seppia trovato a terra e cicche di sigaro, imbalsamati sotto il colore ed una vernice trasparente.
    L’ellisse non è altro che un cerchio compresso che non vede l’ora di muoversi e di spanciarsi in qua e in là. Ecco. ciau

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