Opere polimateriche del 2017

Dal 1988, come ho scritto in un altro capitolo di questa mia avventura d’artista, in seguito ad un sogno ho cominciato a lavorare, a costruire oggetti in tre dimensioni, d’altra parte come pitttore spesso nei miei lavori cercavo di suggerire o alludere con toni scuri, le ombre, alla terza dimensione che da spessore, anche profondità o lontananza.

Già in anni più lontani avevo creato alcuni piccoli bassorilievi in creta, senza sodddisfazione. Poi sono passato a costruire oggetti polimaterici, tanti, creati con materiali di recupero, avanzi di telai e cornici, stracci impastati con gessi e acrilici.

Ad un certo punto ho pensato di aver la necessità di realizzare opere più grandi ma eseguite in materiali, molto leggeri, trasportabilissimi, e questo anche in reazione alla vista di tante opere di artisti contemporanei eseguite in materiali molto pesanti, lavori di tonnellate in ferro, bronzo, pietre sassi & marmi.

Nella primavera di quest’anno 2107, appena passato, dopo un ciclo di mesi dedicati alla scrittura, ho ripreso a lavorare con l’ethafoam, cioè con il polietilene espanso, ch’è un materiale leggerissimo usato per imballi pesanti, formidabile, lavorabilissimo, si taglia con coltelli e lame varie.

Avevo già realizzato negli anni scorsi lavori con questo materiale ma prevalentemente in bassorilievo, per quanto abbia già anche fatto dei singolari volatili leggerissimi e molto colorati da appendere a soffitti.

Questa volta mi sono buttato, letteralmente a capofitto, nel tutto tondo.

Prima ho voluto sperimentare una nuova tecnica per realizzare un sorta di “monstre” creando un telaio di una struttura in sottili striscie o listelli di resina forex; sul leggero traliccio creato ho disteso lembi di tessuto non tessuto, quindi per rendere solido e compatto il tutto ho verniciato con abbondante acrilico. Terza tappa: ho rivestito tutto la struttura di carta velina craft, quindi ho dipinto il lavoro con colori acrilici.

Ne è venuto fuori un lavoro con corna e guglie e spuntoni che ad alcuni fa paura: una mia amica l’ha battezzato Minotauro, e ciò mi sta bene.

Poi sono ritornato a lavorare con l’ethafoam una sorta di altorilievo struttato e colorato con la medesima tecnica, incollato poi su di un piano ellittico ed illuminato nel varco centrale da una striscietta di led. L’ho battezzato: Origine del mondo.

Quindi ho costruito un altro oggetto, utilizzando pezzi di una scultura che non avevo mai portato a termine, pure con un varco che la squarcia nella parte inferiore, come una porta verso un territorio ignoto. Sulla struttura finita ho ancora incollato pezzi vari dipinti a guisa di punte o picchi che dovrebbero rendere l’insieme piuttosto ostico, territorio arduo da varcare. L’ho intitolata: Porta irta.

Sono opere che per me hanno una valenza simbolica, che qui non sto a spiegare.

Sono soltanto tre, ma molto complesse nella realizzazione, ci ho lavorato per vari mesi.

A settembre ho ripreso a scrivere, ma anche a disegnare: senza disegno mi sento morire.

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