E ora avanti con oggetti apotropaici

Negli ultimi giorni del 2017 ho terminato di scrivere e rivedere varie volte un’opera narrativa e poetica, in circa 20 capitoli intitolata provvisoriamente “In viaggio con la capra”. Poi ai primi del 2108 ho pensato che fosse meglio lasciar perdere qualsiasi revisione di quel testo e lasciarlo depositare per tre mesi, per ritornare a lavorare in studio e realizzare plasticamente delle forme ancora vaghe che mi giravano per il capo, e che talvolta avevo schizzato.

Ho ripreso i miei materiali leggeri preferiti, polietilene espanso, cioè ethafoam, carte veline, colle di vario tipo e colori acrilici, che uso da anni, per realizzare come prima opera un altorilievo dipinto alludente alla figura di una mezza luna crescente, interrotta però da fasci o vettori di energie che la secano, la trapassano. Era un idea che volevo materializzare da tempo. Ho intitolato il lavoro “Luna e gnac” dal titolo di un indimenticabile novella di Italo Calvino della serie Marcovaldo ovvero Le stagioni in città.

Quindi sono stato preso da una sorta di smania, di fare altri lavori leggerissimi, ma più piccoli, maneggevoli e facilmente trasportabili, ove non fossero evidenti soltanto le tensioni energetiche a cui cerco formalmente di alludere tramite getti o punte, che attraversano una massa apparentemente più solida. Quindi, dopo una serie di progetti, ho cercato di dare forma a pezzi anche più tozzi, somiglianti a volte a figure zoomorfe o neozoomorfe e che contenessero nelle figure e titoli un’allusiva ironia.

Infatti li ho chiamati: oggetti apotropaici. Ho attribuito scherzosamente delle qualità magiche, scaramantiche a queste sculture per ricordare la tradizione medievale di forme/sculture/oggetti caccia-mali e spostare un poco l’attenzione dalla forma alla funzione.

Oggetto apotropaico n.1:

caccia streghe e maghi rincitrulliti, wolverini stupidi e impiegati pubblici renitenti al dovere.

Oggetto apotropaico n.2:

serve a scacciare politici mendaci & corrotti, cani rabbiosi & rognosi, catalani troppo incazzati, solette delle calze sfondate & iene mentecatte.

Oggetto apotropaico n.3:

tiene distanti demoni sulfurei, umori plumbei, dentisti & oculisti iracondi, amorazzi attaccabrighe, cantine allagate & vini annacquati.

Oggetto aprotropaico n.4:

pronto ad opporsi a febbri intestinali, nematodi e platelminti insidiosi, paragnosti occulti, crossopterygii scomparsi & profeti di sventure.

Oggetto aprotropaico potentissimo n.5:

Risana dal Fuoco di Sant’Antonio, dal Mal di San Giovanni e di San Ballarano.

Oggetto aprotropaico n.6 detto uccello-pesce:

Esso caccia via gli stupidi di torno, da solo dice buongiorno, bandisce vane teologie e le ecclesiastiche gerarchie, allontana i sicofanti e dei governi le spie.

oggetti apotropaici n.7 e 8.

Cacciano la rabbia e aiutano nella riflessione.

oggetto apotropaico n.9.

provvede ad ascoltare suoni occulti provenienti da sottosuoli, cantine, infernotti e caverne, quindi oppone resistenze emanando gas innaturali.

Altri due oggetti il n.10 “Frammenti di porte” e il n.11 “ Esce dal sasso” non li ho considerati apotropaici, piuttosto ancora ricerca e espressioni su temi che spesso riprendo.

Quindi ho tagliato e montato un altro pezzo a cui ho dato il titolo fatale “Folle volo”, alludendo anche nelle forme a una figura, pseudo alata, che sta su una sorta di trampolino. Ma questo pezzo, come gli altri può essere inteso come pura ricerca materiale e surreale derivante da processi evolutisi nell’inconscio.

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