Istanbul e la testa di medusa. Attacco del capitolo 2 de L’ALTRA FACCIA DELL’ANGELO

Istanbul un poco la conosceva. La cosa che aveva apprezzato molto in una precedente visita era stata una cisterna sotterranea, e grandiosa, per acqua potabile, edificata forse sotto Costantino, in Sultanhamet, non lontano da Santa Sofia. E vi si recò appena arrivato, per esaudire ad un pulsione interiore fortissima. Nemmeno posò il bagaglio in albergo, saltò sul taxi all’aeroporto e si fece condurre in quel luogo, detto Yerebatan Sarayj.                                                                                                                                                Ricordava soprattutto silenzi, oscurità, ombre, singolare atmosfera di mistero sotto quelle volte, tra i grandi pilastri basati in un fondo verde di acque leggermente mosse.                                                                     Rinnovò la sua sorpresa: il misterioso lago aveva tuttora il suo fascino; in quelle acque ombrose si spostavano pesci quasi oltremondani, carpe, carassi iridescenti da fiume Lete. Più in là, procedendo tra i passaggi sospesi fra i piloni, ricercò, quasi con affanno la maschera, il frammento di colosso antico che giaceva sul fondo rovesciata: la gran testa femminile di una Gorgone, Medusa.                                                 La ritrovò, e fissò nei suoi strambi occhi la sua attesa, nei tratti della bocca tozza, verdastra di alghe, ficcò la sua speranza, quasi essa fosse quella di una sibilla. Non visto, dietro un pilastro, chiese implorante, giunse le mani, e attese un vaticinio da quell’avanzo del mondo classico. Si sarebbe pure inginocchiato, si sarebbe tuffato, avrebbe voluto sparire in un viaggio senza limiti, in quel regno delle ombre ove l’essenza del suo Ettore era finita: “forse non finito, piuttosto pellegrino, trasmigrante, transitorio… ”                                      cisterna medusa-Basilica-Cisterna-592x444 Testa_colossale_di_Medusa_-_Cisterna_Istanbul-_Foto_G__Dall%27Orto_29-5-2006_2Fissava le minuscole onde, si annullava in quella sottile e disperante attesa ma niente venne, nessun fiato o segno, nessun sospiro od oracolo, solo le grida eccitate di due bambini che si stringevano alla gonna di una elegante bambinaia, palesemente inglese.

Nessuna voce – si diceva scuotendo la testa, mentre a piedi si recava all’hotel – Nessuno mi vuole parlare… nessuno… Sono matto, forse… Gli dei e gli oracoli tacciono… Li abbiamo uccisi, noi, moderni.

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Vero come la finzione e L’ ALTRA FACCIA DELL’ ANGELO

Qualche giorno fa ho visto un film del 2006 Vero come la finzione (Stranger than Fiction) diretto da Marc Forster. Storia molto originale, surreale con una buona regia e ottimi gli attori: Will Ferrel, Emma Thompson. Maggie Gyllenhaal. Si narra di un tale che scopre di essere il personaggio protagonista di un romanzo che una scrittrice sta portando a termine. Il brutto della faccenda è che questa donna ha fatto sempre morire i suoi personaggi principali. Ciò getta in uno stato di ossessiva paura il povero attore.

Questo film ha risvegliato in me il ricordo, non lontano, di alcune riflessioni e stati d’animo combattuti, che stavo alimentando mentre portavo avanti la storia del mio romanzo L’ALTRA FACCIA DELL’ANGELO.

Parlavo di un medico legale, colto e affermato, sofferente per conflitti interiori sopiti, diventati gravi ed ossessivi in seguito ad un lutto insopportabile. Ho cercato di costruire con cura questo personaggio, dandogli una forma psicologica plausibile, un retroterra personale apparentemente normale benché complesso.

Man mano che portavo avanti la vicenda e spostavo il mio personaggio, col suo carico di pensieri, in Turchia, mi andavo affezionando al lui: Elio. Lo edificavo, lo vestivo, gli mettevo in testa pensieri, interrogativi, e emozioni sotto la pelle, in bocca tanti parole e discorsi che faceva ad altre persone, in testa sete di conoscere, sapere, avere responsi da antichi oracoli ormai muti.

Siccome, andando avanti nelle pagine, nella mente di Elio e per le strade dell’Anatolia centrale, la vicenda si fa più drammatica, mi sono trovato sempre più a pensare che dovevo far morire il mio protagonista.

Lo avevo progettato fin dall’inizio, dalla traccia del romanzo. Ma nella seconda metà del testo cominciai a provare ansia, dubbi e patemi; mi sono talmente addossato i “problemi” di Elio che non riuscivo a dormire la notte.

È avvenuta una contaminazione tra una figura esistente solo nel mio immaginario e il mio vissuto personale. Mi sono domandato se Elio fosse una vera mia proiezione, ma di fatto, io non mi sentivo come lui; tuttavia averlo foggiato per fargli vivere un’avventura drammatica con l’intorno di parecchie oscure figure, paesaggi, rovine, cimeli archeologici mi ha davvero turbato, e ho desiderato proprio di distruggerlo.

Ma ora qui non dico che artificio ho escogitato, infine, per condurre al termine le traversie di questo mio fantasma per non togliere gusto agli eventuali lettori.schizzo.mum.3copert.centro

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L’ALTRA FACCIA DELL’ANGELO o LA MUMMIA TURCA

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Questo romanzo

L’ ALTRA FACCIA DELL’ANGELO o LA MUMMIA TURCA

è il quarto che pubblico ed ha avuto una lunga elaborazione. L’ho scritto otto anni fa, l’ho ripreso molte volte ed ha subito varie traversie per la pubblicazione. Tra pochi giorni uscirà per la casa editrice di Cuneo Nerosubianco edizioni, nella collana de “Le golette”.

È una storia di un medico legale torinese, appassionato di archeologia ed esperto nell’esame di resti umani antichi. Un uomo, travagliato da alcuni gravi casi personali, che per lavoro si trasferisce temporaneamente in Turchia con un’équipe di altri esperti per esaminare una “mummia persiana” sequestrata nel settore orientale del paese; questo raro reperto, agli esami scientifici, risulterà un falso di livello molto sofisticato. Ho dedicato la seconda metà del romanzo alla narrazione della ricerca difficile, tortuosa, degli ignoti e abilissimi falsari svolta dall’ostinato, o tenace, medico nell’est della Turchia.

Credo che questo testo possa avere tre (o più livelli) di lettura, cioè sia in grado di soddisfare persone di cultura e formazioni diverse, in quanto la vicenda ha vari aspetti avventurosi, compaiono personaggi ambigui, si attraversano paesaggi singolari, che possono essere graditi a lettori appassionati ad intrecci intrisi di suspense, di qualche esotismo e di mistero.

Nello stesso tempo ho molto lavorato sulla forma letteraria, sullo stile che vuole essere adeguato alla formazione, ai pensieri del colto protagonista e con questo linguaggio ho tentato di accompagnare il lettore in un viaggio nella tortuosa mente del medico, nelle sue ossessioni, paure e nei suoi sogni/visioni frequenti. In questo modo ho cercato di creare un testo che possa interessare chi nella narrativa cerca una forma più ambiziosa, di ricerca stilistica adeguata a personaggi costruiti con una certa complessità psicologica.

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Mostra delle illustrazioni per LETTI A UNDICI PIAZZE

Da mercoledì 8 aprile al 10 maggio 2015  presso gli ampi spazi della Libreria Belgravia di via Vicoforte 14/d, in Torino, https://www.facebook.com/libreria.belgravia

saranno visibili i miei schizzi, bozzetti  e disegni finali che ho elaborato per illustrare il nostro libro di racconti, di Euro Carello e mio, LETTI A UNDICI PIAZZE edito da Graphot editore di Torino.  http://www.graphot.com/scheda-libro/bianco-mario-euro-carello/letti-a-undici-piazze-978-88-97122-72-2-242591.html

Qui si possono vedere le prime idee che mi sono balzate in mente legate a particolari aspetti delle piazze che in occasione di questo lavoro ho rivisitato con maggiore attenzione.

Con il naso per aria e con la macchina fotografica ho cercato di cogliere talvolta degli aspetti poco osservati e considerati come tutta la serie delle decorazioni antropomorfe di Piazza San Carlo che ornano finestre e cornici. Queste mie ispezioni visive sono state anche stimolo per la scrittura di racconti come quello da me dedicato a Piazza Savoia ove la protagonista cerca proprio nelle “figure” spunti quasi sibillini per l’interpretazione di un proprio difficile momento di vita.

Ho eseguito quasi tutti i disegni originali a penna con china o inchiostro seppia, quindi li ho scannerizzati e spesso modificati con il programma grafico GIMP che mi permettesse di variare angoli di prospettiva, grana del disegno.

 

 mostra Belgravia