DICE CHE MIA MAMMA FACEVA LE POSTE

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È finalmente uscito o uscita la mia raccolta di racconti

DICE CHE MIA MAMMA FACEVA LE POSTE edito da AUGH Edizioni, del gruppo Utterson di Viterbo.

Sono racconti che ho scritto circa dieci anni fa, sotto il titolo di Psicopatologie locali, intestazione che conservavo solo per me. Tuttavia pur sentendoli sempre vicini mi turbano ancora un poco perché i temi trattati, i personaggi delineati a volte sono spesso molesti o importuni o sofferenti di malori mentali. Ci si aggira tra scene dolorose o tra scenari immaginari partoriti da menti turbate. Intendevo anche con questi mei scritti gettare una mia luce su persone sofferenti che vivono in modo patologico situazioni che per molti sono “normali”, perché i soggetti delle storie, i personaggi narrati, sono sofferenti, poveracci, malati mentali, pìcari, visionari, ladri o truffatori di mezza tacca, o vittime di violenze familiari e non. Persone emarginate, cioè che vivono in quel margine, detto zona d’ombra, di cui si evita di parlare, se ne dice il meno possibile, eccetto il caso in cui diventino protagoniste di fatti di cronaca nera. Era da tempo che attendevo questa edizione perché la sua comparsa doveva avvenire da circa un anno e mezzo, in occasione del Salone del libro di Torino del 2020, ma l’apparizione svanì, perché il Salone non si aprì per la presente pandemia. Ho corrotto Il linguaggio con dialettismi, neologismi uditi dal vero per rendere più credibili, incisive le scene e farle penetrare negli angoli remoti del sentire e intendere del lettore

Ho scritto queste storie, per l’interesse, e anche per l’empatia, la compassione che ho sempre sentito forte per questo mondo di abbandonati, di gente lesa dalla natura medesima, allontanati dalla vita sociale, ignorati sovente da qualsiasi aiuto pubblico o privato.

Talora ho virato su toni amaramente ironici o grotteschi anche per spostare il taglio dello sguardo sul lato tuttavia buffo che alcuni di questi personaggi possono presentare.

Ho accompagnato molte storie con una mia illustrazione, non ne potevo fare a meno. Il vedere e poi il disegnare era ed è tutt’uno col narrare.

La prima presentazione si terra alla Libreria Trebisonda di Torino, giovedì 16 settembre 2021, alle ore 18,30, e mi accompagnerà nei discorsi sui racconti il mio caro amico Piergianni Curti poeta e narratore, nonché matematico.

Altre isole possibili: impossibili, fantasticate, perdute…

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Sto per terminare una raccolta di racconti ambientati in isole.

Quasi come ovvia conseguenza della pandemia che ha ci costretto, nei momenti più pericolosi e bui, all’isolamento, a ritirarci nelle proprie isole abitative, e spesso in quelle mentali le quali hanno preso a fermentare emettendo talvolta pessimi umori, procurando malanni psichici.

Ho cercato di rimediare ai guai presenti, come al solito, prima disegnando, dipingendo e poi scrivendo e vado ancora avanti alla ricerca del segreto dell’isola che non c’è, se non nella mia mente, e vola e scivola d’ala e strabicca e ammara, anche amara.

Isolamento & isole, acquerelli, disegni e racconti sul tema

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Dal marzo del 2020, quando qui in Italia è diventato chiaro ed evidente il fenomeno che ci faceva trovare coinvolti, come il resto del mondo in una pandemia spaventosa che produceva panico, disastri, tante morti e crisi sanitarie generali come non si vedevano dal tempo della cosiddetta “febbre spagnola” che imperversò verso la fine della prima guerra mondiale fino al 1920, come tutti ho provato uno scoramento notevolissimo e come autoterapia mentale, come feci altre volte, mi sono dedicato molto al disegno, all’illustrazione su carta, più che alla pittura su tela o ai miei lavori polimaterici.

All’isolamento e al distanziamento personale imposto dalle autorità sanitarie, con il cosiddetto lockdown o chiavarda, ho cercato di porre rimedio interiore impegnandomi su temi suggeriti dalle parole stesse: isolamento da isola, e la tragedia epidemica come mostro, monstrum, evento o essere spaventoso, terribile. Quindi ho lavorato su soggetti suggeritimi anche anche dal mito, dal mondo antico. Ho disegnato mostri primordiali, improbabili, surreali e quasi contemporaneamente ho iniziato una serie di racconti che devo ancora terminare dedicata al soggetto isola e anche a personaggi che scelgono di vivere isolati, magari in un’isola, o sono costretti, o vogliono scegliere deliberatamente l’isolamento, un distacco dalla comunità degli umani.

Qui pongo ad esempio alcuni disegni, acquerelli, lavori ad inchiostri lavorati nel 2020 e nel 2021. Essi sono in gran parte in stile grottesco surreale con una ispirazione ad un possibile verosimile, non astratto/simbolici, perché quando lavoro a temi di queste genere, più illustrativi, orecchio ancora ad un mondo forse reale, tuttavia molto difforme

Mostra di Anna Maria Borgna al TEART dal 7 al 28 maggio 2021

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Anna M. Borgna
Paper moon

Era facile seguire una strada tracciata e già percorsa,
era facile lasciarsi andare a gesti e materiali consueti
nuotare in acque tranquille e amiche
col prediletto acquerello: trasparente, luminoso e delicato.
Ma avevo l’urgenza di voltare pagina
abbandonare il sentiero agevole per un viaggio insolito
incerto, forse pietroso e ancora sconosciuto
che eccitava l’immaginazione,
mi metteva alla prova del fare
senza ancora ravvisare dove mi avrebbe condotta.

Al centro sempre l’amata carta, maneggevole e assorbente
di grana e spessore diversi, fatta a mano,
ma in modo nuovo, come materia spessa e intricata.
Ho sperimentato i materiali in modo bruto e istintivo,
manipolando una scorza ruvida e plastica che racconta
spazi e paesaggi interiori o sognati, abissali o astrali.

Un cammino dedicato a carta e cartone, alla loro leggerezza,

non solo nelle opere,
ma anche nelle cornici che Mario ha inventato e realizzato per me con un riuso creativo originale.

A proposito della mostra Stracci al TEART 7-28 maggio 2021

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Nella seconda parte del 2019 mi è venuto spontaneo di dipingere una forma sgusciata dal subconscio, indefinibile mentre andavo formandola sulla tela. Sul finire del lavoro, sono rimasto parecchio perplesso e mi sono detto: Ho dipinto uno straccio, uno straccio appeso a un chiodo. Riflettendo anche sulla mia età avanzata, ho pensato: Mi sono fatto una sorta di autoritratto…

Poi ho ricordato che la mia compagna Anna, nei primi tempi della nostra storia mi dedicò un suo significativo e bellissimo disegno a china, intitolato Gli stracci diventano altro, ove un cencio appeso alla maniglia di una porta pareva una sorta di ritratto.

Quelle parole mi sono rimaste incise dentro per cui recentemente ho continuato a lavorare con convinzione sul tema degli stracci.

In uno di quei giorni andavo dicendo al mio amico Romano:

Sto dipingendo degli stracci… Lui ridendo ha risposto: Stai facendo come lo zio Antonio! Con questo nome ricordava suo zio, l’ottimo pittore Antonio Testa, che considero mio maestro in pectore; anche lui, pur rifiutando l’Arte astratta, da anziano, andava dipingendo straordinari stracci, del tutto informali.

Di fatto la parola straccio è soltanto un pretesto.

Sono partito da un’ipotetica forma di cencio vagante in angoli della mia mente per fare una ricerca astratto simbolica, come è mio solito, abbandonandomi all’interiorità, per arrivare a creare opere con strutture che prima non immaginavo. È stato un combattimento per superare il prototipo, per cercare e scoprire altro che si celava e si nasconde sotto la finzione di straccio. Un osservatore attento e sensibile può vedervi anche forme che non ho nemmeno immaginato, come io stesso a volte vedo altro in mie vecchie figurazioni.

MOSTRA DI Mario E.R. Bianco e Anna M. Borgna. Stracci e Paper Moon

Nella seconda metà del 2019 quando ancora non si profilava l’incubo della pandemia, che ancora prosegue, mi sono dedicato di nuovo con intensità alla pittura su tela e su altri supporti, come il forex, con colori acrilici, dopo un periodo più dedicato sia alla scrittura che alla creazione di opere polimateriche leggerissime. Ho prodotto parecchi dipinti di medie dimensioni e molti lavori su carta. Il tema sgorgato fuori a poco a poco di dentro è stato quello degli STRACCI, stracci appesi, cenci che non sono più cenci o strofinacci ma sono pretesti apparenti per composizioni astratto simboliche.

Ne avrei voluto fare una mostra, nella primavera dell’aprile dell’anno scorso, 2020, quando doveva pure uscire una mia raccolta di racconti per Augh edizioni, intitolata DICE CHE MIA MAMMA FACEVA LE POSTE, tutto ciò in occasione della Fiera del Libro in Torino.

La Fiera non si tenne non uscì il libro la mostra mia non si fece per ovvi tristi motivi da tutti conosciuti. Tuttavia nel 2020 ho continuato a lavorare e a produrre molti disegni, illustrazioni su carta sul tema dell’ISOLA, partendo dalla radice della parola isolamento, il nostro isolamento per via della dolorosa situazione, scrivendo in parallelo alcuni racconti sul medesimo soggetto.

Anche la mia compagna Anna M.Borgna, pittrice, artista con cui condivido il nostro studio/laboratorio ha prodotto parecchio nel 2020, molti lavori astratti su carta di carta e cartone e cartone ondulato di riuso davvero speciali, in uno stile vicino al mio ma con tematiche altre, volanti più verso abissi e varchi verso l’ignoto.

Di questi lavori ne facciamo una mostra presso il TEART, Associazione Artistico Culturale di Torino, in via Giotto, 14. Dal 7 al 28 maggio. Sotto potete leggere gli orari e le modalità per le visite.

I miei mostri primordiali del 2020 e relativi racconti

La solitudine della chimera

Non potevo restare insensibile alla comparsa della pandemia.

Già se ne parlava negli ultimi giorni del 2019 per farci festeggiare con ansia il periodo natalizio, pur apparendo guaio eminentemente cinese, era una epidemia che preoccupava dopo la Sars e peste suina e la vecchia influenza asiatica (contratta da me ragazzo) che partendo dall’Oriente si diffusero in tutto il mondo.

Quasi automaticamente una voce interiore mi suggeriva e accostava le parola epidemia o pandemia al termine mostro, monstrum, inteso come lo sentivano gli antichi ovvero fatto o essere terribile e portentoso, nello stesso mi faceva sentire forte, immensa la debolezza, la solitudine e l’angoscia del genere umano di fronte a simili disgrazie di origine naturale.

Da questa percezione è nato un desiderio di immaginare e disegnare, dopo tempo che non riprendevo temi figurativi, dei mostri primordiali che in qualche modo si aggiravano invisibili ed emblematici tra la specie umana.

Ho cercato di accostarmi e sviluppare parecchi temi arcaici rifacendomi anche al mito, alla Teogonia di Esiodo o alle Metamorfosi di Ovidio, traslando le storie secondo una mia visione piuttosto espressionista.

Ho preferito ritrarre, o meglio, contraffare le fattezze di mostri/dei antichissimi del mondo greco, latino e pelasgico, gli antecedenti agli dei Olimpici (di cui tanto è stato scritto, favoleggiato e dipinto per più di due millenni), anche perché i primi furono più misteriosi e emblematici delle origini e dei terrori preistorici.

Ho voluto effigiare e inventare fattezze di essere remoti, numi fantastici come il Kaos, e Gea o Gaia, la Terra, o Eurinome, e la Sfinge, la Chimera, Echidna, il Minotauro e l’Idra di Lerma, naturalmente m’e venuto subito di raffigurare la contesa di Edipo con la Sfinge, intendendo Edipo come vittima di un orribile tranello, fino ad arrivare alle remote divinità misteriose cioè gli Dei Cabiri, di origine asiatica venerati presso l’Ellesponto, nelle isole di Samotrcia e Lemno, di cui storicamente si sa poco.

Ho lavorato intensamente rendendo questo mio lavoro anche una sorta di ricerca autoterapica e di analisi.

Non soddisfatto del tutto, tuttavia, dal figurare con pennini e pennelli ho sentito la necessità impellente, impulso rovente a scrivere storie di questi dei/ mostri primordiali e ne sono nati per ora circa diciotto racconti piuttosto brevi, che quando avrò ben martellato e limato consegnerò al mio agente.

La raccolta vorrei intitolarla “La solitudine della Chimera”.

Ci tengo a dire che il lavoro pittorico, nato prima del narrare, e provenendo di più da voci inconsce mi ha suggerito sempre scorci e forme e colori.

Ma non ho ancora finito il ciclo, non so dove mi conduce, perché procedo tirato per mano da una Ninfa o dal dio Pan o dalla Chimera.

Ad esempio del lavoro svolto in questi mesi apposto qui alcuni dei miei mostri primigeni affinché vi ammoniscano…