Episodi minori della vita del capitano Achab

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Una trentina di anni fa, dopo aver riletto “Moby Dick o la Balena” di Melville, e aver riflettuto e fantasticato parecchio sulle vite possibili e impossibili del capitano Ahab, presi a inventarmi episodi non narrati da Melville, magari surreali o folli, della vita del suddetto marinaio, impavido cacciatore di balene e capogli.

Per meglio rendere tangibili le mie fantasie ho preso fogli e inchiostro di china e penna e pennini e mi sono messo a disegnare. Sotto ogni tavola ho scritto poi un commento, a volte con pretese poetiche e con un filo di ironia. Non sapevo esattamente per quale motivo facevo questa operazione di aggiunta abusiva e revisione del capolavoro che tanto ho amato e amo. Col tempo poi ci ho riflettuto: penso di aver in qualche modo voluto smitizzare l’eroe, in qualche modo renderlo più tangibile umanamente, meno duro, più sfumato forse più bizzarro ma più amabile. E così dopo che delle care amiche mi hanno tradotto negli anni le didascalie in tedesco e francese e non aver raggiunto nessun risultato editoriale, posto ovvero pongo qui sul mio sito blog questa storia, queste tavole a cui sono molto affezionato e che spero interessino qualche passeggero nel mare sempre mosso del web.

Un mio racconto: Sergio l’uomo non che andava in nessun posto

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dal mio libro, la raccolta di racconti “DICE CHE MIA MAMMA FACEVA LE POSTE” edito da Augh edizioni nel settembre 2021.

È la storia di un tale che ho intravisto una volta, tanti anni fa, che mi aveva molto colpito, e me lo sono ricostruito da poche parole udite da lui, una persona estremamente schiva, che viveva in una ex portineria ove aveva passato l’infanzia con sua madre…

sotto potete trovare il link del filmato dove vi leggo il racconto di Sergio

https://www.facebook.com/bianco.e.mario/videos/2088420444643263

Isola di Parole

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Ho scritto nei mesi scorsi, stando la situazione, anche dolorosa, di emergenza con isolamento totale o parziale una serie di racconti poco verosimili o in parte verisimili che hanno soggetto, traggono lo spunto dal vocabolo isola insula, da cui isolamento, e via dicendo.

Ecco: questo è il più folle dei racconti che dovrebbe spostare il lettore in un ambiente straniante. Ne sono abbastanza soddisfatto.

L’audace blog “Malgrado le mosche” che ha già pubblicato altri miei pezzi l’ha ora reso visibile e leggibile con un’illustrazione di Veronica La Greca:

DICE CHE MIA MAMMA FACEVA LE POSTE

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È finalmente uscito o uscita la mia raccolta di racconti

DICE CHE MIA MAMMA FACEVA LE POSTE edito da AUGH Edizioni, del gruppo Utterson di Viterbo.

Sono racconti che ho scritto circa dieci anni fa, sotto il titolo di Psicopatologie locali, intestazione che conservavo solo per me. Tuttavia pur sentendoli sempre vicini mi turbano ancora un poco perché i temi trattati, i personaggi delineati a volte sono spesso molesti o importuni o sofferenti di malori mentali. Ci si aggira tra scene dolorose o tra scenari immaginari partoriti da menti turbate. Intendevo anche con questi mei scritti gettare una mia luce su persone sofferenti che vivono in modo patologico situazioni che per molti sono “normali”, perché i soggetti delle storie, i personaggi narrati, sono sofferenti, poveracci, malati mentali, pìcari, visionari, ladri o truffatori di mezza tacca, o vittime di violenze familiari e non. Persone emarginate, cioè che vivono in quel margine, detto zona d’ombra, di cui si evita di parlare, se ne dice il meno possibile, eccetto il caso in cui diventino protagoniste di fatti di cronaca nera. Era da tempo che attendevo questa edizione perché la sua comparsa doveva avvenire da circa un anno e mezzo, in occasione del Salone del libro di Torino del 2020, ma l’apparizione svanì, perché il Salone non si aprì per la presente pandemia. Ho corrotto Il linguaggio con dialettismi, neologismi uditi dal vero per rendere più credibili, incisive le scene e farle penetrare negli angoli remoti del sentire e intendere del lettore

Ho scritto queste storie, per l’interesse, e anche per l’empatia, la compassione che ho sempre sentito forte per questo mondo di abbandonati, di gente lesa dalla natura medesima, allontanati dalla vita sociale, ignorati sovente da qualsiasi aiuto pubblico o privato.

Talora ho virato su toni amaramente ironici o grotteschi anche per spostare il taglio dello sguardo sul lato tuttavia buffo che alcuni di questi personaggi possono presentare.

Ho accompagnato molte storie con una mia illustrazione, non ne potevo fare a meno. Il vedere e poi il disegnare era ed è tutt’uno col narrare.

La prima presentazione si terra alla Libreria Trebisonda di Torino, giovedì 16 settembre 2021, alle ore 18,30, e mi accompagnerà nei discorsi sui racconti il mio caro amico Piergianni Curti poeta e narratore, nonché matematico.

Altre isole possibili: impossibili, fantasticate, perdute…

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Sto per terminare una raccolta di racconti ambientati in isole.

Quasi come ovvia conseguenza della pandemia che ha ci costretto, nei momenti più pericolosi e bui, all’isolamento, a ritirarci nelle proprie isole abitative, e spesso in quelle mentali le quali hanno preso a fermentare emettendo talvolta pessimi umori, procurando malanni psichici.

Ho cercato di rimediare ai guai presenti, come al solito, prima disegnando, dipingendo e poi scrivendo e vado ancora avanti alla ricerca del segreto dell’isola che non c’è, se non nella mia mente, e vola e scivola d’ala e strabicca e ammara, anche amara.

Isolamento & isole, acquerelli, disegni e racconti sul tema

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Dal marzo del 2020, quando qui in Italia è diventato chiaro ed evidente il fenomeno che ci faceva trovare coinvolti, come il resto del mondo in una pandemia spaventosa che produceva panico, disastri, tante morti e crisi sanitarie generali come non si vedevano dal tempo della cosiddetta “febbre spagnola” che imperversò verso la fine della prima guerra mondiale fino al 1920, come tutti ho provato uno scoramento notevolissimo e come autoterapia mentale, come feci altre volte, mi sono dedicato molto al disegno, all’illustrazione su carta, più che alla pittura su tela o ai miei lavori polimaterici.

All’isolamento e al distanziamento personale imposto dalle autorità sanitarie, con il cosiddetto lockdown o chiavarda, ho cercato di porre rimedio interiore impegnandomi su temi suggeriti dalle parole stesse: isolamento da isola, e la tragedia epidemica come mostro, monstrum, evento o essere spaventoso, terribile. Quindi ho lavorato su soggetti suggeritimi anche anche dal mito, dal mondo antico. Ho disegnato mostri primordiali, improbabili, surreali e quasi contemporaneamente ho iniziato una serie di racconti che devo ancora terminare dedicata al soggetto isola e anche a personaggi che scelgono di vivere isolati, magari in un’isola, o sono costretti, o vogliono scegliere deliberatamente l’isolamento, un distacco dalla comunità degli umani.

Qui pongo ad esempio alcuni disegni, acquerelli, lavori ad inchiostri lavorati nel 2020 e nel 2021. Essi sono in gran parte in stile grottesco surreale con una ispirazione ad un possibile verosimile, non astratto/simbolici, perché quando lavoro a temi di queste genere, più illustrativi, orecchio ancora ad un mondo forse reale, tuttavia molto difforme

Mostra di Anna Maria Borgna al TEART dal 7 al 28 maggio 2021

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Anna M. Borgna
Paper moon

Era facile seguire una strada tracciata e già percorsa,
era facile lasciarsi andare a gesti e materiali consueti
nuotare in acque tranquille e amiche
col prediletto acquerello: trasparente, luminoso e delicato.
Ma avevo l’urgenza di voltare pagina
abbandonare il sentiero agevole per un viaggio insolito
incerto, forse pietroso e ancora sconosciuto
che eccitava l’immaginazione,
mi metteva alla prova del fare
senza ancora ravvisare dove mi avrebbe condotta.

Al centro sempre l’amata carta, maneggevole e assorbente
di grana e spessore diversi, fatta a mano,
ma in modo nuovo, come materia spessa e intricata.
Ho sperimentato i materiali in modo bruto e istintivo,
manipolando una scorza ruvida e plastica che racconta
spazi e paesaggi interiori o sognati, abissali o astrali.

Un cammino dedicato a carta e cartone, alla loro leggerezza,

non solo nelle opere,
ma anche nelle cornici che Mario ha inventato e realizzato per me con un riuso creativo originale.

A proposito della mostra Stracci al TEART 7-28 maggio 2021

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Nella seconda parte del 2019 mi è venuto spontaneo di dipingere una forma sgusciata dal subconscio, indefinibile mentre andavo formandola sulla tela. Sul finire del lavoro, sono rimasto parecchio perplesso e mi sono detto: Ho dipinto uno straccio, uno straccio appeso a un chiodo. Riflettendo anche sulla mia età avanzata, ho pensato: Mi sono fatto una sorta di autoritratto…

Poi ho ricordato che la mia compagna Anna, nei primi tempi della nostra storia mi dedicò un suo significativo e bellissimo disegno a china, intitolato Gli stracci diventano altro, ove un cencio appeso alla maniglia di una porta pareva una sorta di ritratto.

Quelle parole mi sono rimaste incise dentro per cui recentemente ho continuato a lavorare con convinzione sul tema degli stracci.

In uno di quei giorni andavo dicendo al mio amico Romano:

Sto dipingendo degli stracci… Lui ridendo ha risposto: Stai facendo come lo zio Antonio! Con questo nome ricordava suo zio, l’ottimo pittore Antonio Testa, che considero mio maestro in pectore; anche lui, pur rifiutando l’Arte astratta, da anziano, andava dipingendo straordinari stracci, del tutto informali.

Di fatto la parola straccio è soltanto un pretesto.

Sono partito da un’ipotetica forma di cencio vagante in angoli della mia mente per fare una ricerca astratto simbolica, come è mio solito, abbandonandomi all’interiorità, per arrivare a creare opere con strutture che prima non immaginavo. È stato un combattimento per superare il prototipo, per cercare e scoprire altro che si celava e si nasconde sotto la finzione di straccio. Un osservatore attento e sensibile può vedervi anche forme che non ho nemmeno immaginato, come io stesso a volte vedo altro in mie vecchie figurazioni.